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1321-1810. L’antefatto: La morte di Dante e la vicenda delle sue ossa
Non si può tracciare la storia del Centro senza accennare alla vicenda di Dante a Ravenna e alla sua relazione
con i francescani di questa città. Il primo dato certo però risale solo alla sua morte avvenuta, come ormai
concordano gli studiosi, tra il 13 e il 14 settembre del 1321, «nel dì che la esaltazione della santa Croce si
celebra dalla Chiesa», e ai suoi funerali durante i quali – scrive ancora il Boccaccio nel suo Trattatelo – i
cittadini «più solenni» della città portarono il corpo
di Dante «al luogo de’ frati minori» ove fu sepolto
in un’urna lapidea a ridosso del muro esterno del
chiostro del convento.
E lì rimase per circa due secoli fino a quando i frati
maturarono la certezza che i fiorentini, finalmente
ottenuto il permesso papale (nel 1513 fu eletto
Giovanni Lorenzo de’ Medici che, col nome Leone X,
regnò fino al 1521), sarebbero venuti per trasferire
i contesi resti nella loro città e dargli onorata
sepoltura nella tomba che lo stesso Michelangelo si
era impegnato a realizzare. Relativamente semplice dovette essere per i religiosi
aprire una breccia dall’interno del chiostro e
prelevare dal sarcofago, addossato al lato esterno
dello stesso muro, quello che rimaneva del corpo di Dante.
Dal loro trafugamento le ossa vennero verosimilmente custodite in convento, fino a quando con certezza
non lo sappiamo. Sicuramente erano lì nel 1677 quando frate Antonio Santi, che della comunità ravennate fu
superiore e cancelliere, ne fece una duplice ricognizione certificata,
con grossi caratteri in inchiostro nero, sulla cassetta di legno in cui le
stesse ossa furono poi rinvenute.
Fu però deciso di nasconderle sicuramente prima del 1810 quando, a
seguito delle leggi napoleoniche che sopprimevano gli ordini religiosi e
ne incameravano i beni, i frati dovettero abbandonare il convento. Ma
le sotterrarono non molto lontano, sotto la soglia di una porta murata,
a pochi passi dalla tomba vuota, forse con la speranza di poterle
recuperare in un non lontano e più favorevole futuro.
Ma il ritorno non fu immediato e delle ossa si perse la memoria fino
a quando, il 27 maggio 1865, durante alcuni lavori di restauro del
tempietto e di sistemazione della zona adiacente in occasione dei
festeggiamenti cittadini del VI Centenario della nascita del Poeta,
vennero fortunosamente ritrovate. Grande fu la gioia e solenni
i festeggiamenti al termine dei quali le ossa vennero finalmente
collocate nel tempietto costruito da Camillo Morigia nel 1781.
1949-1986. L’intuizione: il ritorno dei frati a Ravenna, la fondazione del Centro e l’attività del padre
Severino Ragazzini
I frati tornarono a Ravenna nel febbraio 1949, accolti dall’allora Arcivescovo Giacomo Lercaro che gli riaffidò
l’antica Basilica di S. Pietro Maggiore, meglio conosciuta con il titolo di S. Francesco, ma anche nota come “la
Chiesa di Dante”. Non rientrarono però nell’antico convento che nel 1936 era stato ceduto al Comune per poi
passare nel 1950 alla locale Cassa di Risparmio.
Fu nell’imminenza del VII Centenario della nascita di Dante che
si crearono le condizioni per l’avvio di una specifica attività
“dantesca”.
Ci pensò il p. Severino Ragazzini (1920-1986) che del Centro fu
fondatore e direttore fino all’improvvisa morte. Con straordinaria
passione si impegnò per realizzare un’opera «che non avesse
solo la durata di un centenario, ma si prolungasse nel tempo
prendendo sempre più spazio e importanza».
Furono anni particolarmente ricchi di iniziative: dalla prima
conferenza pubblica in S. Francesco il 14 marzo 1964, alle mostre
annuali inaugurate nel 1966 con una esposizione di edizioni
dantesche nei chiostri di S. Vitale, a cui seguirono – per citarne
solo alcune – quella delle illustrazioni alla Commedia di Amos
Nattini (1967), Giorgio Scarpati (1970), Elia Vici (1971), Eugen
Ciuca (1976), Mimmo Francia (1979) e gli “omaggio alla città di
Dante” di Giacomo Manzù (1980), Emilio Greco (1982), Angelo
Grilli (1984) ed Henry Moore (1986).
Ma la manifestazione che più ebbe a cuore e che per molto tempo
caratterizzò l’attività culturale del Centro, fu sicuramente la
Biennale Internazionale Dantesca, concorso internazionale della
medaglia e della piccola scultura in bronzo, ideata all’indomani
della mostra di medaglie dantesche del 1971. Una rassegna che si proponeva – come il padre Ragazzini ebbe a
ricordare – l’impegnativo proposito «di chiamare a raccolta, ogni due anni, i migliori artisti in qualunque parte
del mondo si trovino». A presiedere la prima edizione del 1973 fu chiamato lo scultore Pericle Fazzini, seguito
nel 1975 da Giacomo Manzù e nel 1977 dal Cardinale
Dino Staffa. Dalla quarta alla settima edizione la
presidenza fu assunta dall’Arcivescovo Giovanni
Fallani, presidente dall’allora Pontificia Commissione
per l’Arte Sacra in Italia e grande amico del Centro,
a cui subentrò, dal 1988 e fino all’ultima edizione
del 2003, il Cardinale Paul Poupard, presidente del
Pontificio Consiglio della Cultura.
Alla VII edizione del 1985 (per citare l’ultima di
quelle organizzate dal Fondatore) parteciparono oltre
250 artisti provenienti da ventiquattro nazioni.
Nel frattempo continuava la ricerca e la raccolta
di ogni tipologia di testimonianza della ininterrotta
fortuna del sommo Poeta. È di quegli anni l’acquisto
di alcuni codici della seconda metà del XIII secolo
come delle prime edizioni a stampa del capolavoro dantesco, tra cui l’editio princeps impressa a Foligno l’11
aprile del 1472.
Intanto nel 1966 il Centro ottenne dalla proprietaria Cassa di Risparmio alcuni locali dell’ormai ex convento
da destinare alle attività dantesche. L’anno successivo fu così possibile inaugurare il primo nucleo della
raccolta libraria che nel 1981 un Decreto dell’allora Ministero per i Beni Culturali e Ambientali dichiarava «di
eccezionale interesse storico ed artistico».
1986-2001. L’istituzione: l’impegno di padre Enzo Fantini, l’apertura della biblioteca e del museo
Un carisma, quello del Fondatore, che necessitava però – come sempre accade – di essere in qualche modo
istituzionalizzato. Fu questo il primo impegno del p. Enzo Fantini (1945-2004) che, assunta nel 1986 la
direzione del Centro, non solo si preoccupò di continuarne l’attività, ma diede ad essa la necessaria stabilità.
Sei le edizioni della Biennale da lui organizzate tra il 1988 e il 2001; undici le mostre d’arte dedicate a
singoli artisti (Aligi Sassu nel 1989, Enzo Babini nel 1991 e ancora nel 2000, Renzo Copat nel 1995) o a gruppi
nazionali (“Dante in Australia” nel 1993 a cui seguirono “Dante in Bulgaria” nel 1997, “Dante in Polonia” nel
1997, “Dante in Romania” nel 1999, “Dante in Ungheria” e “Dante in Armenia” nel 2001). Molteplici i contatti
con personalità del mondo artistico e culturale sia nazionale che estero. Appassionato il sostegno a diverse
iniziative, tra cui il “Progetto Dante Ravenna” di Walter Della Monica, con la lettura integrale della Divina
Commedia da parte di Vittorio Sermonti dal 1995 al 1997 seguita poi dalla rassegna di letture internazionali
“La Divina Commedia nel mondo”.
A lui si deve l’allestimento e l’apertura al pubblico nel settembre 1989 – in alcuni locali dei restaurati chiostri
francescani messi a disposizione dalla Cassa di Risparmio – della rinnovata biblioteca e della collezione
d’arte contemporanea, entrati poi rispettivamente a far parte del Polo di Romagna del Servizio Bibliotecario
Nazionale (1997) e del Sistema Museale della Provincia di Ravenna (1998).
Dal 2001. La nuova stagione: il Centro oggi
Fu lo stesso p. Fantini ad auspicare nel 2001 «un avvicendamento, nella continuità, per l’avvio di una nuova
stagione» in cui caratterizzare sempre più e meglio la proposta culturale del Centro, nello sforzo di coniugare
“cose antiche e cose nuove”.
Tra le prime le mostre del 2002 (“Viaggio grafico nei tre regni dell’oltretomba dantesco. Markus Vallazza e
la Divina Commedia”, “Dante Alighieri nelle medaglie della collezione Duilio Donati” e “Le metamorfosi di
Dimitrije e Dante. Dante in Croazia”), ma anche, nel 2003, la XIV edizione della Biennale dedicata – alla vigilia
della firma a Roma del Trattato che adottava una costituzione per l’Europa – a “Dante europeo”.
Nelle cose nuove invece i convegni biennali (il primo nel 2005 su “Dante e l’Europa”) organizzati dalla Sezione
“Studi e Ricerche”, costituita nel 2003 per la ricerca sull’identità cristiana dell’opera di Dante nell’ambito
storico, politico, teologico e mistico, come anche il premio annuale per tesi di laurea e di dottorato di ricerca
sul pensiero e l’opera dell’Alighieri e il Dantis Poetae Transitus del 13 settembre che, insieme alla c.d. “Messa
di Dante” (la celebrazione Eucaristica della seconda domenica di settembre al termine della quale il Comune
di Firenze rinnova l’offerta dell’olio per la lampada votiva che nella tomba del sommo Poeta), caratterizza
il contributo del Centro alle manifestazioni con cui Ravenna celebra ogni anno l’anniversario della morte del
“suo” Poeta.
Ancora tra le novità la “Scuola Estiva internazionale in Studi Danteschi” nata nel 2007 dalla collaborazione tra
il Centro e l’Università Cattolica del Sacro Cuore, frutto della comune commemorazione del quarantennale
della Lettera apostolica Altissimi cantus (1965-2005) con cui Paolo VI istituiva “motu proprio” in quella
università una Cattedra di studi danteschi.
Proprio questa ricorrenza è stata per il Centro Dantesco l’occasione per ridefinire la propria linea operative
per continuare ad offrire un contributo originale e significativo al pluriforme approccio a Dante e alla sua
opera. |
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